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Perché stare al verde può salvarti dallo sfinimento… o almeno dai colleghi
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Vuoi che ti dica una strana verità al quale pochi fanno riferimento? Stare al verde può farti bene. Facciamo chiarezza, non si parla in senso economico, ovviamente — anche se ammettiamolo, certe volte non avere un euro ti salva da serate in cui finisci a piangere nel bagno di un locale troppo rumoroso per le tue crisi esistenziali. Il verde di cui ti sto parlando è quello delle piante, dei prati, delle foglie che muovendosi sussurrano calma e dei boschi che non ti giudicano o fanno domande. Parliamo di quel tipo di verde che sa di rinascita e “lasciami respirare che sto scoppiando”. Viviamo dentro un mondo dove essere multitasking è quasi obbligo e dove le pause sembrano essere atti impensabili e ribelli. Ed ecco che entra in scena lui, il colore antistress per antonomasia, simbolo della natura e dell’equilibrio, non a caso il verde viene associato al chakra del cuore. Dire di essere al verde è come dire al mondo: fermate tutto, io sono in pace.
Ti sei mai chiesto come mai basti una semplice camminata in mezzo al verde per sentirti improvvisamente bene facendo diminuire quell’avversione per il telefono dopo ore in cui non riesci a staccarti? È tutto merito della bella madre natura.
Studi psicologici e neuroscientifici hanno dimostrato che il contatto con ambienti naturali riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, abbassa la pressione sanguigna e migliora l’umore. In pratica, una pianta fa più effetto di una call motivazionale il lunedì mattina. Ecco quindi che stare al verde assume un significato tutto nuovo, in cui non è più mancanza di qualcosa, ma un atto di resistenza silenziosa verso un mondo pretenzioso che ci vuole sempre presenti, scattanti, rapidi e sorridenti, anche quando l’anima duole un po’. Essere al verde è quella risposta inaspettatamente positiva a quei colleghi che per egoismo chiedono “Come va?” solo poterti raccontare quanto le cose a loro vadano bene o solo per poterti dire quanto sono occupati rispetto a te. Essere al verde vuol dire essere in pausa consapevole, muovendosi con quella comprensibile lentezza. È riscoprire che no, non devi per forza rispondere alle email alle 23:48 solo perché “così domani sto avanti con il lavoro”.
Riconosciamo una sorta di grazia nel verde. Che sia il colore delle piante da appartamento che continui a comprare anche se ti muoiono tutte (e le tue erano piante grasse), o quello del parco sotto casa dove ti rifugi ascoltando musica triste mentre guardi i cani felici o mentre fai camminate infinite o semplicemente seduto per ore in una panchina all’ombra. Il verde ti accoglie con un abbraccio, senza chiederti chi sei, quanto produci, se stai “lavorando su te stesso”. Il verde ti lascia essere. Sappi che potresti portarne un po’ con te, non servono grandi gesti. Una passeggiata senza meta, una tazza di tè sul balcone, una pianta da accudire (valgono le buone intenzioni, anche se poi te ne dimentichi, non tutti hanno il pollice verde), persino uno sfondo verde sul telefono o un maglione morbido color salvia o verde militare. Tutto quello che ti ricorda che puoi respirare senza pensieri. Che può starti addosso senza chiederti di dimostrare niente. Quello che ti ricorda di smettere di lottare un attimo, e semplicemente esistere.
Quindi sì, stare al verde, nel senso più poetico e meno bancario del termine, può davvero salvarti o almeno proteggerti da quell’insidiosa domanda del collega del piano di sopra:
“Allora, che progetti hai per il weekend?” Nessuno, grazie. Ho appuntamento con un giardino zen e la mia pace interiore.
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Giorgia Cillari
Editore
Sono l’anima dietro Amurìa, un filo blu che intreccia emozioni, storie e verità nascoste. Porto con me il sole di Palermo e il cielo mutevole di Roma, cercando in ogni pagina un rifugio dove le parole possano respirare e i lettori ritrovare un pezzo di sé.










