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SINTONIE DI AMURÍA
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Sintonie è il battito di Amurìa. Ogni numero della rivista diventa una playlist, un riflesso sonoro del tema che ci attraversa. Ascolta con il cuore aperto.
Ora vogliamo parlare di una strana sensazione che siamo sicuri che tutti quanti hanno provato; quella che si prova quando si è in autobus, con lo sguardo perso fuori dal finestrino, mentre si sta ascoltando quella canzone che ci fa sentire come se fossimo in un videoclip musicale. improvvisamente è come se potessimo controllare la nostra vita, potendo addirittura tornare indietro nel tempo; e se tutto è andato storto, si trova sollievo solo in quella voce, del nostro cantante preferito, che canta qualcosa che ci somiglia troppo per essere un caso. Bene, sappi che tutto ciò è pura sintonizzazione emotiva. Il nostro cervello riconosce una frequenza invisibile in una melodia e ci si ancora, come una boa nell’oceano dei pensieri, sentendosi stranamente a proprio agio e al sicuro. La musica non è solo colonna sonora del nostro Quotidiano, ma è il tessuto emotivo che cuce le nostre emozioni, li ricuce e, a volte, li strappa quando è necessario, perché anche il dolore ha bisogno di una soundtrack dignitosa. Sembra banale, ma la musica ci permette di essere più liberi di quello che crediamo. La musica è l’unico linguaggio che capiamo prima ancora di comprenderlo. Ci arriva, ci attraversa e ci cambia, spesso senza chiedere permesso. Ancora una volta non parliamo di mere sensazioni basate a suggestioni, ma di scienza. Le neuroscienze, infatti, affermano che l’ascolto musicale coinvolge una vasta rete di aree cerebrali, tra cui la corteccia uditiva, il sistema limbico (responsabile delle emozioni) e perfino i centri del movimento, motivo per cui una canzone può farci venire voglia di ballare anche se siamo in pigiama, tristi e accasciati sul divano con una vaschetta di gelato in mano. Eppure, non tutte le canzoni funzionano sempre. C’è chi ha bisogno degli Radiohead per sentirsi in pace e chi, con lo stesso gruppo si sente un soprammobile dimenticato sul ciglio della strada e questo accade perché, fortunatamente, siamo tutti diversi con percezioni diverse. Per cui bisogna imparare ad ascoltare se stessi, conoscersi, prima ancora di ascoltare qualcos’altro o, soprattutto, qualcun altro. Esistono diversi modi per usare la musica: per fuggire, ad esempio, o usarla per connettersi con se stessi e il mondo. Qualsiasi movente si usi, non è sbagliato, e soprattutto non lo è essere controcorrente o ascoltare musica che per alcuni è etichettata come assurda. Non creiamo tossicità anche in un ambiente così libero e bello qual è la musica. Quindi smettila di giudicarti se stai ascoltando un gruppo non digerito da qualcuno o se stai ascoltando la stessa canzone da tre giorni in loop. Se ti fa bene, falla tua. Costruisci una tua mappa emotiva sonora, fatta per non per perderti e tornare. In questo mondo che ci chiede coerenza, linearità e serietà, la musica ci permette di essere incoerenti, fragili, contraddittori e lo fa senza giudicarci, perchè non è lei a farlo, ma la gente… sono sempre gli altri. Hai voglia di Taylor Swift e un minuto dopo gli All time Low? Benissimo. Vuoi alternare SZA con Gianni Morandi? Nessuno ti fermerà (anzi, se trovi la connessione tra i due, scrivici: siamo curiosi). L’emotività è fatta di onde irregolari e irrepetibili da nessuno, nemmeno da te stesso. Allora amici di Amurìa, facciamoci una promessa gentile: ogni tanto, anche solo per pochi minuti al giorno, concediamoci il meritato lusso di lasciarci guidare da quello che sentiamo e non da quello che, secondo qualcuno, “dovremmo” ascoltare. Proprio da questo concetto che nasce Sintonie: una playlist pensata per chi, come noi, cambia umore sei volte al giorno, ma sempre con stile. L’abbiamo pensata per chi, come tutti, si sente incompleto. Per te che ridi anche mentre sei triste. Per te che hai bisogno di riconoscerti da qualche parte, magari tra le note, pur di sentirti presente. Sintonizzati con te stesso.

Giorgia Cillari
Editore
Sono l’anima dietro Amurìa, un filo blu che intreccia emozioni, storie e verità nascoste. Porto con me il sole di Palermo e il cielo mutevole di Roma, cercando in ogni pagina un rifugio dove le parole possano respirare e i lettori ritrovare un pezzo di sé.










